C’è un momento, nella vita di una legatoria artigiana, in cui gli scarti smettono di essere rifiuti e diventano materia prima per qualcos’altro. È successo tante volte nel nostro laboratorio: dai ritagli delle pelli più pregiate, quelle usate per rilegare i volumi più preziosi, sono nati portachiavi, taccuini, piccole box e portafoto che hanno una seconda vita nelle case dei nostri clienti. Questa volta, però, quegli stessi scarti hanno preso una strada che ci ha riempito di orgoglio: sono diventati un progetto di sensibilizzazione firmato insieme all’AIPD Perugia, l’Associazione Italiana Persone Down sezione di Perugia.
Una filosofia che ci appartiene da sempre
Chi conosce Legatoria Tuderte sa che il recupero degli scarti di lavorazione non è per noi una moda recente, ma un modo di lavorare che ci portiamo dietro da sempre. Ogni pelle che entra nel nostro laboratorio per rilegare un libro lascia dei ritagli: pezzi troppo piccoli per un nuovo volume, ma perfetti per dare forma a piccoli oggetti di uso quotidiano. È così che sono nati, nel tempo, i nostri gadget in pelle: pensati per non sprecare nulla di ciò che le mani dei nostri artigiani lavorano ogni giorno.
Quando l’AIPD Perugia ci ha proposto di dare a questi scarti un significato ancora più grande, non ci abbiamo pensato due volte.
Dalla legatoria al laboratorio AIPD: la nascita dei sottobicchieri
Abbiamo donato all’AIPD Perugia una selezione di scarti di pelle e altri materiali che utilizziamo nelle nostre lavorazioni. Da quel gesto è partito un laboratorio tutto loro: le persone con Sindrome di Down dell’associazione hanno preso in mano quegli stessi ritagli e li hanno trasformati in sottobicchieri, lavorati a mano, unici nella loro imperfezione artigianale — proprio come piace a noi.
Ma il vero cuore del progetto non è nell’oggetto in sé. È nel significato che lo accompagna.
Un gadget che rovescia un pregiudizio sulla Sindrome di Down
Ogni set di sottobicchieri viene confezionato ed accompagnato da un’etichetta con una scritta che colpisce dritta al punto: “Sono Down mica astemio”.
Dietro questa frase c’è la storia di Filippo, un uomo con Sindrome di Down. Filippo racconta che, quando al bar chiede una bevanda con un grado alcolico, capita spesso che il barista si stupisca e si giri verso le persone che sono con lui chiedendo a loro il permesso di servirgliela. Come se la sua parola, da sola, non bastasse. Come se il fatto di essere una persona con sindrome di Down significasse automaticamente non poter scegliere per sé.
La risposta di Filippo è diventata il manifesto di questo progetto: “Sono Down, mica astemio.”
Una frase semplice, diretta, che smonta in poche parole un pregiudizio molto diffuso: quello che vede le persone con Sindrome di Down come persone da tutelare in ogni loro scelta, invece che da ascoltare e rispettare come chiunque altro.
Chi legge l’etichetta si ferma un attimo e magari inizia a farsi qualche domanda in più su quanto spesso, senza accorgercene, trattiamo le persone con disabilità come se non fossero in grado di decidere per loro stesse.
È un piccolo oggetto artigianale, nato da uno scarto di lavorazione, che porta con sé una domanda molto grande.
Dal riciclo degli scarti a un messaggio di inclusione
Per Legatoria Tuderte, questo progetto è la dimostrazione che il recupero dei materiali può andare oltre la sostenibilità ambientale, per diventare anche un’occasione di inclusione e di confronto. Continueremo a lavorare le nostre pelli pregiate per rilegare libri che dureranno nel tempo, e continueremo a dare una seconda vita ai loro scarti — che sia per un portachiavi, un taccuino, o per un sottobicchiere che ha qualcosa di importante da dire.
Un ringraziamento speciale va all’AIPD Perugia e a tutte le persone con Sindrome di Down che hanno partecipato al laboratorio: la loro creatività ha dato a uno scarto di pelle il valore più grande che un oggetto possa avere, quello di far riflettere chi lo guarda.
Dal cuore dell’Umbria a un evento internazionale
Sapere che questi cofanetti sarebbero arrivati nelle mani dei protagonisti della cultura mondiale è stata per noi una grande emozione.
Ogni pezzo uscito dal nostro laboratorio ha portato con sé un frammento di artigianato umbro, fatto di competenze tramandate nel tempo, attenzione ai materiali e cura minuziosa dei dettagli.
Per noi è stata anche la dimostrazione che il Made in Italy artigianale continua a essere apprezzato in tutto il mondo.
La nostra storia: una rinascita che parte dal lavoro
Questo traguardo ha per noi un significato ancora più profondo.
La Legatoria Tuderte è infatti una cooperativa nata nel 2021 da un processo di workers buyout: dopo il fallimento della precedente azienda, un gruppo di lavoratrici e lavoratori ha deciso di non arrendersi e di rilevare l’attività per salvare un patrimonio di competenze artigiane.
È stato un percorso fatto di coraggio, passione e fiducia nel nostro mestiere.
Oggi siamo sei lavoratrici e due lavoratori che hanno scelto di diventare imprenditori di sé stessi per continuare a portare avanti una tradizione di eccellenza.
Quando le mani raccontano una storia
Lavorare a questi cofanetti ci ha ricordato perché facciamo questo mestiere.
Ogni oggetto che realizziamo non è soltanto un prodotto: è una storia fatta di mani, di esperienza e di dedizione. Ed è proprio questa cura artigianale che ha portato un pezzo di Umbria fino a uno degli eventi culturali più importanti al mondo.
Il progetto del Grand Egyptian Museum rappresenta per noi un simbolo di ciò che crediamo:
che il lavoro artigiano, quando è sostenuto dalla passione e dalla collaborazione, può arrivare ovunque.
Anche fino alle piramidi.
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